Translazioni

Le opere in mostra

La mostra parte dall’emozione e dall’arte per arrivare ad un prodotto. Qui si supera la tecnica dell’oggetto comune per attribuirgli nuova identità e pensiero. La Translazione di lettura di queste opere permette infatti allo spettatore di cambiare modo di pensare.

 

a cura di Gianni Macalli e Mauro Afro Borella

“Il design emotivo è un metodo creativo”

Il percorso rappresentativo di questa mostra prefigura l’identità di un processo creativo libero dai prodotti seriali. Gli artisti e i designer invitati sfruttano l’innovazione, promuovendo una personalizzazione dei processi creativi. L’interazione tra arte e design genera oggi una nuova filosofia del design, implementando una pratica irrazionale di un pensiero contemporaneo del designer. Guardando queste opere o oggetti si può osservare nel confronto della materia, la sperimentazione dei molteplici ambiti creativi dove il vetro design, la ceramica tecnologica, la plastica statuaria, l’oggetto ironico, la forma iperealistica e i materiali riciclati, non hanno più un rapporto di opposizione, bensì si fondono in un unico processo creativo. La Translazione di lettura di queste opere permette allo spettatore di cambiare modo di pensare, dove l’esperienza di una pratica dell’arte confina con il design emozionale. La comunicazione tra arte e design permette uno sguardo introspettivo dell’opera, dove un fare qualitativo può generare un metodo produttivo.

 

Translazioni dalla creazione al Design

Siamo nel Gravettiano, 25.000 anni prima della nostra era, la produzione di utensili in selce dell’uomo primitivo raggiunge dei gradi di perfezione altissima, non c’è spreco di materiale e le forme possibili per mezzo delle nuove tecniche di lavorazione sono diventate da due o tre, centinaia.
Ad un tratto appaiono utensili sempre più piccoli, alcuni così piccoli che forse non hanno direttamente una funzione, perché? Leroi-Gourhan sostiene che la crescita di aree cerebrali, in questo caso le aree della corteccia prefrontale, porti l’uomo primitivo a liberarsi progressivamente fino alla nascita di una intelligenza non necessariamente tecnica. Probabilmente la realizzazione di piccoli pezzi di selce non immediatamente utili è la dimostrazione dello sviluppo di una capacità di proiettare all’esterno dell’uomo uno schema simbolico. L’uomo fabbrica utensili concreti e simboli non concreti, in altre parole una forma molto personale d’arte. Questo percorso spiega e riproduce anche l’attuale processo del design, dal prodotto al simbolo. La mostra “Translazione”, pur lavorando con gli stessi fattori (prodotto, tecnica, arte, simbolo ed emozione), ne sovverte la genesi: partendo dall’emozione e dall’arte arriva ad un prodotto.
Prodotto che può essere estremamente differente da quello di partenza, ma che contiene una forte visione ed emozione che supera la tecnica dell’oggetto comune per attribuirgli una nuova identità ed un pensiero: il design produttore di cultura. Oggi il design non è solo un risolutore di problemi tecnici o estetici in un prodotto, ma ha anche il ruolo di inventare altri manufatti e forse altre politiche, nuovi mercati ed economie sempre più compatibili con l’ambiente.
Arte e design sono un binomio ormai collaudato. C’era una volta, sì proprio come nelle fiabe, c’era una volta l’arte che distingueva gli oggetti di pregio o nobili da quelli comuni. Chi non ricorda, per esempio, la famosa saliera che Benvenuto Cellini creò per il re di Francia Francesco I, una saliera commissionata per “uscire dall’ordinario”. È quindi necessità per il committente rivolgersi ad un artista-designer, cioè un progettista capace di immaginare un’opera unica e di possedere la tecnica per rendere realizzabile l’idea-oggetto, una saliera che “racconta”, composta così com’è, dal dio del Mare, Nettuno, che incrocia le gambe con la dea Terra.
Anche oggi, attraverso la translazione, possiamo trovare in mostra tra gli altri, cito a caso, una scimmia che diventa sedia, uno specchio che non è solo uno specchio, anzi è un invito a ricordarci che tutte le nostre differenze si riducono a quelle di genere maschile-femminile, una foglia che diventando supporto fotografico rappresenta un nuovo materiale, come racconto tra natura e artificio, concetto che appartiene anche ai Cracking Art con il loro racconto tra organico e artificiale, un nastro di vetro che diventa icona del vaso e così per tutti gli altri partecipanti alla mostra accomunati dalla creatività e da un’immaginazione nuova e differente.

Untitled 2006

Artista: Lorenzo Alagio

Arpa n.1 1991

Artista: Gabriella Benedini

Per Manzoni 2012

Artisti: Bertozzi & Casoni

Family museum 2013

Architetto designer: Mauro Afro Borella

Sottiletta 2007

Artista: Umberto Cavenago

n.15 rane 2015

Artista: Cracking Art

Monkey 2016

Designer: Anna Gili

Escape 2015

Designer: Luca Gnizio

Vaso utile 1992

Architetto designer: Elisabetta Gonzo - Alessandro Vicari

Geografia temporale 2016

Artista: Sophie Ko

Boiled eggs 2016

Artisti: L.a.m. Museum - Caschi Gialli

Siderale 2014

Artista: Simone Longaretti

Scultura domestica 2013

Artista: Gianni Macalli

Archi di dama 2016

Artista: Giovanni Oberti

Mortaio H 2016

Artista: Antonello Pelliccia

Rebelot 2008

Artista: Plumcake

Contenitore di parole 2007

Artista: Antonella Ravagli

Utensili 2011

Artista: Luca Resta

Memoria naturae - Torino 2014

Artista: Cinzia Natichioni Rojas

Close up 2013

Designer: Cristina Vezzini

Performance

Artisti: Soncino Percussion Academy